Sommario: Numero 2 di aprile-giugno 2025
VETRINA
Hystrio & Partners, collaborare fa bene alla giovane drammaturgia | pag. 2
PAV, Romaeuropa Festival, In Scena! Italian Theater Festival NY: cominciamo da qui, per raccontare come, insieme ai partner, il Premio Hystrio Scritture di Scena è cresciuto negli anni, ampliando la sua rete e l’azione a sostegno degli autori under 35.
di Valentina De Simone, Maura Teofili, Tindaro Granata, Laura Caparrotti
Percorsi tra arte e violenza, il teatro “eccedente” di Anagoor | pag. 5
Dopo le prime repliche di febbraio in Germania, debutta in versione italiana il nuovo lavoro di Anagoor su rappresentazione della violenza e colonialismo: Polittico dell’infamia, da Pablo Montoya. In scena in aprile al Teatro Astra di Torino.
di Roberto Canziani
Quando il teatro incontra il podcast: un nuovo palco per la drammaturgia | pag. 6
La frontiera del podcast e le esplorazioni teatrali: tra adattamenti, drammaturgie originali e documentari sonori. Dai radiodrammi Rai ai più recenti esperimenti immersivi, la voce diventa protagonista, ampliando il pubblico e superando i limiti della scena tradizionale.
di Arianna Lomolino
TEATROMONDO
La stagione che verrà: le promesse della primavera teatrale londinese | pag. 8
Dopo i riuscitissimi lavori del tedesco Ostermeier e della norvegese Arbo, a Londra, nei prossimi mesi, sono attesi il vincente sodalizio tra Staunton e Cooke, Manhunt di Robert Icke, i nuovi testi di McPherson, David Ireland e Adjmi, il ritorno di McGregor e di Goold.
di Monica Capuani
Novità in vista sulla scena viennese, tra riletture inedite e monologhi ricercati | pag. 10
All’esordio come direttore artistico del Burgtheater, Stefan Bachmann apre la stagione con l’Amleto di Karin Henkel, moltiplicato per cinque, accanto al Manhattan Project di Massini. Al Volkstheater, intanto, Anna-Sophie Mahler rilegge un poco noto Tennessee Williams.
di Irina Wolf
ROMANIA
Una vetrina nella creativa Cluj per indagare la solidarietà nelle comunità | pag. 11
di Irina Wolf
Al Théâtre du Soleil vanno in scenai Draghi della nostra Storia | pag. 12
Appena celebrati sessant’anni di attività, il teatro fondato da Ariane Mnouchkine torna a mettere in scena la Storia in un grande spettacolo popolare sui fatidici eventi che segnarono il 1917: la sanguinosa Prima guerra mondiale e la Rivoluzione russa.
di Laura Caretti
ANNIVERSARI
Cento anni di Romolo Valli: colto, sensibile ed eternamente giovane | pag. 13
Attore e intellettuale raffinato, ha lasciato un’impronta profonda, dall’esperienza della Compagnia dei Giovani all’interesse per la nuova drammaturgia. A cento anni dalla nascita, Reggio Emilia – la sua città – lo omaggia nel teatro che oggi porta il suo nome.
di Pierfrancesco Giannangeli
Luca Ronconi dieci anni dopo, così lo ricordano le sue città e i suoi teatri | pag. 14
Scomparso nel febbraio del 2015, è universalmente riconosciuto come un Maestro, nonostante lui stesso si fosse proposto di “non lasciare tracce”. Hanno, così, preso il via e si moltiplicheranno nel corso del 2025 le iniziative dedicate alla sua memoria.
di Roberto Canziani
Koreja, festeggiare quarant’anni di pratica in cerca di teoria | pag. 16
La folgorazione nasce dall’incontro con l’Odin Teatret, che porta i fondatori alla ristrutturazione di un’ex fabbrica di mattoni, a Lecce, oggi area polifunzionale all’avanguardia di 3.000 mq. Il 23 e 24 maggio 40 ore di eventi per celebrare una lunga storia fatta d’incontri e di amici.
di Alessandro Toppi
Sulla percezione di spazio e tempo: la poetica coreografica di gruppo nanou | pag. 17
Compiuti vent’anni, il collettivo ravennate fa un bilancio della propria ricerca coreografica: dallo sguardo cinematografico a quello coreutico, passando attraverso la potenza del corpo nella sua relazione con il cronotopo della scena contemporanea.
di Nicola Arrigoni
RITRATTI
Riccardo Favaro, il tempio della scena e la scrittura come parola incarnata | pag. 18
Classe 1994, il giovane autore trevigiano ha già all’attivo diverse messinscene dei suoi testi e riscritture. Tra gli altri, spicca il sodalizio con due registi appartenenti a due generazioni differenti: Carmelo Rifici e Giovanni Ortoleva.
di Matteo Brighenti
Matteo Spiazzi: geografie dell’Est per il più espatriato tra i registi italiani | pag. 19
Il regista e pedagogo veronese ha una relazione inscindibile con l’Europa Centrale e Orientale, dove ormai lavora da diversi anni. Un metodo, il suo, fortemente legato alla Commedia dell’Arte e a una rilettura in chiave contemporanea dell’utilizzo della maschera.
di Roberto Canziani
HUMOUR r(UMOR)noir
Financial Plays: ma quanto vale il teatro? | pag. 20
di Fabrizio Sebastian Caleffi
DOSSIER
Teatro e censura | pag. 21
a cura di Roberto Rizzente
Milo Rau: l’arte come scandalo e rivolta contro la crisi dello Stato di diritto | pag. 22
Regista e drammaturgo svizzero già direttore artistico di NTGent e oggi alla guida del Wiener Festwochen, Milo Rau, classe 1977, è l’esponente di punta di un teatro politicamente impegnato, come ha di recente dimostrato con il tour Resistance Now! contro gli estremismi emergenti in Europa.
di Milo Rau e Roberto Rizzente
Veti, divieti, tagli e altre prescrizioni: dai Greci all’Ottocento, è la censura, bellezza! | pag. 24
Ispirata di volta in volta da motivi religiosi o politici, per confermare lo status quo e impedire il dilagare del libero pensiero, la censura ha da sempre colpito la stesura dei copioni e la rappresentazione degli spettacoli, dall’antica Grecia fino all’epoca del dramma borghese, nell’Ottocento.
di Giuseppe Liotta
Se la censura colpisce la voce e il corpo delle donne | pag. 25
di Laura Bevione
Buon costume: l’arbitrarietà senza volto | pag. 26
di Rita Di Leo
La critica teatrale e il rischio dell’autocensura | pag. 27
di Giusi Zippo
Fascismo e non solo: l’oltraggio al pudore nell’Italia repubblicana del Dopoguerra | pag. 28
Screditata dallo scarso valore delle opere prese in esame durante il fascismo, la censura conosce un vero e proprio revival negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, con i casi de La governante, L’Arialda e Anima nera, nonostante le prese di posizione degli artisti e della critica.
di Andrea Bisicchia
Il Paese è piccolo e la gente mormora: viaggio nell’Italia delle censure preventive | pag. 30
Benché vietata dalla Costituzione, la censura ha colpito a più riprese l’Italia, spesso sollecitata preventivamente da assessori zelanti, parrocchie e associazioni, oltre che dagli stessi programmatori. Col risultato di appiattire il teatro su un linguaggio di maniera, anestetizzato e nel fondo anacronistico.
di Elena Scolari
Dire e non dire: la censura come oggetto della rappresentazione teatrale | pag. 32
Connessa all’atto stesso della scrittura, la censura è stata esplicitamente tematizzata in tutta una serie di spettacoli, sia come riferimento a una precisa politica governativa, sia come riferimento implicito, evocato attraverso il ricorso massivo al paradosso e alla satira.
di Federico Bellini
Bielorussia, Ungheria, Polonia, Germania: reprimere il dissenso, con ogni mezzo | pag. 34
Minacciati e oppressi dai governi dittatoriali della Bielorussia e della Russia, costretti a emigrare dall’Ungheria e all’autocensura in Polonia e Germania, gli artisti scontano oggi – secondo il direttore di Santarcangelo Tomasz Kireńczuk – una drammatica limitazione della libertà. In tutta Europa.
di Tomasz Kireńczuk e Ira Rubini
Belarus Free Theatre: arte e umanità per generare speranza | pag. 35
di Laura Bevione
Philip Fisher: essere o non essere… scorretti? La cancel culture nel teatro inglese | pag. 36
Critico teatrale per la British Theatre Guide, membro della Critics’ Circle Drama Section, collaboratore di TheatreVOICE e di diversi periodici specializzati, Philip Fisher è un osservatore attento del fenomeno della cancel culture nel teatro inglese.
di Philip Fisher e Ira Rubini
La propaganda: un’idra insidiosa contro i griot dell’Africa Occidentale | pag. 37
Da sempre inserito nella vita sociale dei Paesi dell’Aes, il griot si trova oggi a fronteggiare un nuovo e più pervasivo ostacolo alla propria funzione e libertà di espressione: la propaganda nazionale e delle potenze coloniali. Col rischio di scadere nell’autocensura.
di Luca Fusi
Ventidue ordinamenti per ventidue nazioni: i Paesi arabi fra tradizione e modernità | pag. 38
Introdotta sul finire dell’Ottocento dalle potenze coloniali, la censura viene ancora applicata nella maggioranza dei Paesi arabofoni, dal Marocco alla Siria, specialmente per preservare la morale pubblica e il potere dei Governi autoritari, nonostante il quadro politico in rapida trasformazione.
di Monica Ruocco
Turchia e Iran: sorvegliare e punire in nome dell’ideologia governativa | pag. 40
Giustificata per ragioni di sicurezza o di ordine pubblico, e per preservare la morale corrente, arbitraria e imprevedibile, la censura è profondamente radicata in Iran e nella Turchia governata dall’Akp. Fino a diventare una fonte d’innovazione per il linguaggio teatrale.
di Zeynep Uğur e Yassaman Khajehi
Khatibi, la vita impossibile sotto il regime dei Mullah | pag. 41
Era una celebrity, ma Ashkan Khatibi è stato preso di mira dal regime iraniano: torturato e minacciato, scappa in Turchia e riesce avventurosamente ad arrivare in Italia, dove il teatro, la scrittura e il cinema diventano mezzi per denunciare le violenze che non solo gli artisti subiscono nel suo Paese.
di Ashkan Khatibi e Laura Bevione
Voci dall’ombra: il teatro in Russia dopo il 2014, dalla libertà al ritorno del totalitarismo | pag. 42
Ufficialmente vietata dalla Costituzione, la censura contribuisce oggi all’affermazione del totalitarismo in Russia, andando a colpire tutti quegli artisti che abbiano messo in scena opere considerate contrarie alla morale corrente, o che si siano opposte alla guerra in atto contro l’Ucraina.
di Alessandra Giuntini
Non svegliate il can che dorme: il teatro cinese tra burocrazia e (auto)censura preventiva | pag. 44
Stritolati dalla concorrenza dei classici e delle importazioni straniere, condizionati dagli sponsor, dalla prudenza degli autori, dalla mancanza di rispetto per i testi e dalla censura istituzionale preventiva, i piccoli teatri cinesi rischiano di essere estromessi dal mercato. Con buona pace dei critici.
di Sergio Basso
Scotini e l’arte contemporanea: l’autocensura in vendita | pag. 45
di Roberto Rizzente
Un nuovo Medioevo culturale? Gli Usa dal Codice Hays al Trump-bis | pag. 46
Difesa dal Primo Emendamento, la libertà di espressione è stata in realtà messa in discussione più volte negli Stati Uniti. Come dimostrano i casi del Codice Hays, nel secondo Dopoguerra, e le ingerenze dell’amministrazione Trump contro le istituzioni culturali e le politiche inclusive.
di Laura Caparrotti
Dalla dittatura al Governo Milei: la resilienza del teatro argentino | pag. 48
Esploso con le contestazioni degli anni Settanta e poi tenuto sotto stretto controllo negli anni della dittatura, il teatro argentino continua a essere luogo di resistenza contro le ingerenze e le mistificazioni del potere, nonostante i tagli ai finanziamenti e le coercizioni burocratiche che provano a spegnerne la voce.
di Francesca Capelli
Brie: l’arte nella tela del ragno, quando la democrazia perde una gamba | pag. 49
Regista, attore, drammaturgo argentino, dai tempi della Comuna Baires, perseguitata dalla Tripla A peronista, fino alle minacce subite in Bolivia, che l’hanno costretto a lasciare il Teatro de los Andes, César Brie ha avuto più volte a che fare, nel corso della carriera, con la censura politica.
di César Brie e Renzo Francabandera
Linguaggio, morte, malattia, sessualità: gli infiniti tabù del teatro ragazzi | pag. 50
Preventivamente censurato da insegnanti e genitori, il teatro ragazzi per anni ha evitato di affrontare argomenti considerati tabù come la malattia, la sessualità e la morte, appiattendosi su un linguaggio di comodo, che si è rivelato incapace di comprendere i cambiamenti in atto nella società.
di Mario Bianchi
Danzare sì, ma non troppo: il potere contro l’arte del corpo in movimento | pag. 51
Fin dalla nascita, tanto il balletto classico quanto la danza libera moderna sono stati codificati per compiacere il potere o messi sotto stretto controllo dalle autorità, dalle corti rinascimentali fino ai totalitarismi del Novecento e al regime iraniano degli ayatollah.
di Carmelo A. Zapparrata
«Gridando lealtà»: le libertà forzate nella storia del melodramma | pag. 52
Da Mozart a Šostakovič, passando per l’Ottocento, secolo della creazione degli Stati nazionali, il melodramma è stato la vittima privilegiata di interventi censori che ne hanno modificato, depotenziato e travisato la drammaturgia.
di Giuseppe Montemagno
Teatro leggero: una repubblica anarchica contro preti, politici e la morale corrente | pag. 53
Tenuto sotto controllo durante il fascismo per il messaggio politico di cui si faceva portavoce, il teatro di rivista viene generalmente accettato nel Dopoguerra, fatta eccezione per qualche sporadico
episodio, giudicato oltraggioso verso il pubblico, la religione, o legato al gossip politico.
di Maurizio Porro
NATI IERI
Usine Baug, una “fabbrica matti” che attraversa la realtà con sguardo poetico | pag. 54
Dal 2018 la giovane compagnia unisce sperimentazione e teatro engagé portando in scena storie che dialogano con il nostro tempo, storie di resistenza e identità, dalle migrazioni al G8 di Genova, dall’ex Ilva all’esplorazione di nuovi modi di esprimere l’esperienza interiore umana.
di Mario Bianchi
La traiettoria del successo, il talento in ascesa di Pietro Giannini | pag. 55
di Mario Bianchi
CRITICHE
Le recensioni della seconda parte della stagione teatrale | pag. 56
VISTI IN ITALIA
Riflessioni identitarie e magico stupore al centro della scena internazionale | pag. 84
Da Kornél Mundruczó a Baro d’evel, tra teatro d’attore e di parola e nouveau cirque, dalla Francia all’Ungheria e all’Iran, sulla scena italiana si apre un caleidoscopio di lingue e linguaggi, sapienze teatrali in cui guardarsi come in uno specchio, dove a riconoscersi è comunque l’essere umano.
di Ira Rubini, Nicola Arrigoni, Matteo Valentini, Alice Strazzi e Andrea Malosio
LIRICA
Mito e destino, tra Bellini, Čajkovskij e Wagner: visioni contemporanee dell’opera | pag. 87
Tre produzioni che interrogano il rapporto tra mito, classicismo e contemporaneità, attraverso letture visive potenti: dalla regia fiabesca di McVicar in Die Walküre, all’Onegin in chiave simbolica di Martone, fino alla Norma di De Rosa tra sacralità arcaica e attualità.
di Giuseppe Montemagno e Francesco Tei
DANZA
Danza e resistenza: il potere del corpo tra censura, identità e memoria | pag. 88
Dall’Iran all’Europa, i corpi raccontano storie di lotta e trasformazione, esplorando il vuoto creato dalle incertezze della contemporaneità, tra bisogno di memoria e tensione verso il cambiamento. Un’indagine transculturale sul potere espressivo dell’arte contro ogni imposizione.
di Laura Bevione, Vincenzo Sardelli, Francesca Serrazanetti, Carmelo A. Zapparrata, Marco Menini, Carlo Lei
BIBLIOTECA
a cura di Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo
Le novità dal mondo editoriale | pag. 92
TESTI
NELL’OCCHIO DEL LABIRINTO
Apologia di Enzo Tortora | pag. 96
di Chicco Dossi
LA SOCIETÀ TEATRALE
Le notizie dal mondo del teatro | pag. 112
a cura di Roberto Rizzente